Nov16

BRANCHIE presenta: I mercoledì con la Venice Design Week

Categories // BRANCHIE news, Design Mercoledì, 16 Novembre 2011

BRANCHIE presenta: I mercoledì con la Venice Design Week
Durante i giorni che hanno preceduto la Venice Design Week 2011 (1-9 ottobre), oltre a seguire la manifestazione attraverso il nostro blog, abbiamo intervistato alcuni degli ospiti che sono poi intervenuti nei vari talk della Settimana.

Abbiamo così potuto soddisfare le nostre curiosità grazie alle risposte di:

Officine Panottiche+Nuovostudio, installazioni interattive, applicazioni per il web e multimedia
Carlo Montanaro, ex-direttore dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, critico cinematografico e regista
Giorgio Tartaro, giornalista e autore televisivo
Lucio Bonafede, ingegnere e collezionista
N!03, video e interaction design
Valentina Tanni, critica d'arte e giornalista

e degli stessi organizzatori della Venice Design Week.

Ogni mercoledì a partire da oggi pubblicheremo le interviste e speriamo le troverete interessanti così come lo sono state per noi.

Ringraziando per la collaborazione, cominciamo con Officine Panottiche+Nuovostudio.

Intervista a cura di Benedetta Crippa, amica e collaboratrice a progetto di BRANCHIE.

1) Officine Panottiche + Nuovostudio Factory: ci raccontate il significato dei vostri nomi, e come è nata la vostra collaborazione? In quali direzioni agite insieme?

Nuovostudio Factory ha una genesi che parte da lontano. Nuovostudio sta ad indicare “studiare il nuovo” mentre Factory si rifà proprio all’idea di  laboratorio di idee. Due nomi per due realtà fondate da Marco Luitprandi che nel tempo si sono unite condividendo la capacità di progettare e realizzare sistemi complessi con il design dell’interazione e delle interfacce.

Officine Panottiche è una realtà fondata a Venezia da Chiara Masiero Sgrinzatto e Luca-Nicolò Vascon. Il nome nasce dall'unione di due concetti: l'Officina, il luogo del fare, dell'inventare e dello sperimentare; la visione Panottica, cioè l'immagine a tuttotondo, sia da un punto di vista reale, sia metaforico. Infatti lo studio offre competenze e professionalità nel campo della realtà immersiva e dell'immagine interattiva; ricercando, progettando e realizzando soluzioni complete del progetto di fotografia digitale, con tecniche speciali di ripresa di rappresentazione.

La nostra collaborazione nasce nel 2006 da un’occasione professionale che ha svelato una comunione di intenti e di approccio al lavoro. Una collaborazione che presto è diventata amicizia e che si è sviluppata nel 2008 con l’idea di fare ricerca lavorando su artefatti digitali che potremmo definire di frontiera. Si è consolidata così una partnership stabile che oggi condivide ogni incarico e che conta un network di circa venti professionisti fra grafici, designer, illustratori, videomaker, SEO analyst e sviluppatori specializzati.

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2) Il vostro progetto “Canal View” si propone di offrire una visione di Venezia dal suo luogo principe, l'acqua. Quali erano per voi le problematiche da affrontare, o le esigenze a cui rispondere, attraverso questo progetto?


Canal View nasce dall'incontro fra un progetto di ricerca (già di Luca e Chiara nel 2004 e dal 2009 di entrambe le società) per la realizzazione di un video panoramico ripreso da una barca nei canali di Venezia e Alberto Toso Fei, autore di un libro dedicato al Canal Grande. Un incontro che ha creato l'occasione per una installazione interattiva al Telecom Italia Future Centre di Venezia.
Ciò che volevamo realizzare era una installazione che potesse servire sia come quinta scenica interattiva alla presentazione del libro, sia come occasione unica da offrire al pubblico per godere dello spazio urbano e architettonico della via d'acqua più bella del mondo. Un compito impegnativo che abbiamo affrontato ideando un’interfaccia immateriale a riconoscimento gestuale che riproponesse la metafora della camminata sull’acqua.
Tuttavia risolvere le modalità di interazione non era sufficiente. Infatti per poter garantire un percepito adeguato dovevamo realizzare un video panoramico ad alta qualità oltre che un corretto funzionamento del sistema. Per fare tutto ciò si è reso necessario progettare, modificare e implementare sia l’hardware che il software verso soluzioni che non esistevano sul mercato.
E così grazie al coinvolgimento fisico dato dall’interfaccia, alle immagini ad alta risoluzione e ad un sistema in grado di rispondere in tempo reale ai movimenti dei fruitori, l’utilizzo dell’installazione si è trasformata per tutti in una vera e propria esperienza percettiva.
Un progetto riuscito che ha visto una notevole partecipazione di pubblico nei giorni dell’installazione, che ha meritato la realizzazione di un sito dedicato (www.canalview.it) e che ci ha onorato di diversi premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

3) Il design dell'interazione è una disciplina relativamente giovane in Italia, e solo negli ultimi anni sta cominciando a dispiegare il proprio potenziale. Che cosa significa per voi progettare l'interazione?

Significa una costante ricerca sui contenuti. Per noi è un approccio basilare partire dai contenuti per disegnare l'interazione: siamo infatti fermamente convinti che solo attraverso di essi le nostre realizzazioni trovano il loro pieno significato. Strumenti, supporti e media sono solo un veicolo da smontare, modificare e riprogrammare se necessario. Interagire è percepire. Nessun artificio, se mancano i contenuti o i messaggi l'interazione non può che ridursi ad un puro esercizio di stile.
Naturalmente ciò non significa che non ci possano essere momenti puramente ludici anzi, lavorare con l’interattività significa anche considerare costantemente la naturalezza e la leggerezza del gesto.


Le biografie sul sito della Venice design Week.
http://www.nuovostudio.it

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