Lug31

Il Documento dei Lavoratori dell'Arte

Author // Mariacarla Auteri Categories // Events Domenica, 31 Luglio 2011

Il Documento dei Lavoratori dell'Arte
Le caratteristiche della protesta, della lettera come manifestazione ufficiale di un disagio generale, ci son tutte, e sono quelle che nel passato hanno esposto ragioni e denunce ad un'industria dell'arte volta al promuovere processi istituzionali obsoleti e conservatori e alla de-professionalizzazione dei ruoli privilegiandone l'interesse della politica sulla cultura.

Questi elementi ancora una volta prendono forma in un manifesto, una rivendicazione di un dialogo perduto o ostacolato, il Documento dei Lavoratori dell'Arte, testo redatto dagli stessi protagonisti del gruppo, tra i quali troviamo il S.a.L.e. Docks, spazio e associazione culturale presente nell'archivio BRANCHIE, che dal 2009 "agisce in senso critico e discorsivo sugli accadimenti del sistema artistico italiano".

I promotori del movimento provengono da luoghi e città diverse, riunite tutte nell'attualmente unico vero campo d'azione e informazione, ovvero il web.

Propongo a tutti quelli che ambiscono a lavorare o lavorano già nell'ambiente culturale italiano, di leggere il Documento e, se interessati, a sottoscriverlo, offrendo sostegno e condivisione ai membri già firmatari.

Dal sito del S.a.L.E Docks:

L’assenza di un’etica professionale, la totale incapacità di stabilire criteri di valutazione obiettivi per il riconoscimento degli operatori culturali, l’organizzata mancanza di ricambio generazionale, l’imperante esaltazione del singolo a discapito di forme lavorative che innescano processi collaborativi ed infine la sistematica disattenzione verso pratiche che non perseguono obiettivi economici e di mercato, non solo hanno determinato in Italia un sistema incapace di aprirsi al men che minimo cambiamento, ma hanno anche generato processi irreversibili di de-professionalizzazione, creando i presupposti per una pericolosa separazione tra sfera pubblica e produzione culturale. Di più. La costante attuazione di queste modalità spesso invalida ogni tipo di opposizione, soffocando la fiducia nel cambiamento e rendendo vano ogni sforzo per perseguirlo.
In risposta all’attuale situazione sopra descritta, i lavoratori del settore hanno messo in discussione i processi istituzionali di produzione culturale, sollevando le problematiche del rapporto tra arte e sfera pubblica. L’incapacità delle istituzioni di creare un sistema in grado di favorire le nuove generazioni ha dato vita alla nascita di gruppi autonomi e auto-organizzati, al fine di fornire alternative reali ed evidenziare i limiti e le mancanze delle istituzioni stesse.
Crediamo che il sistema all’interno del quale lavoriamo e produciamo cultura sia da ripensare in modo radicale.
Tutti constatiamo che la nostra vita di lavoratori è estremamente precarizzata. Investiamo di tasca nostra per acquisire un alto livello di formazione, maturando una grande aspettativa che è frutto delle nostre conoscenze, del nostro spirito critico e delle nostre presunte libertà individuali. Sempre di tasca nostra investiamo per mettere in pratica il meglio che sappiamo fare, così da ritagliarci un ruolo di prestigio nel sistema dell’arte. Aspettiamo che questo sistema ci riconosca un’economia, che ci permetta di produrre in modo indipendente e nel rispetto della libertà d’espressione, anche al di fuori di un’ottica di accumulo e profitto. Questo diritto non ci viene corrisposto ma non ci viene neanche negato di principio. Qui comincia lo sfruttamento: investiamo per salvaguardare il nostro ruolo e in cambio veniamo pagati per una miriade di sotto prodotti di ciò che sappiamo fare. Sotto prodotti che vanno a comporre il vero mercato dell’industria culturale.
Non siamo dei veri e propri esclusi, perché il fatto stesso di essere esclusi è il vero business!
Viviamo nell’attesa di oltrepassare una soglia, di entrare nella stanza dei diritti condivisi, della legittimità di un’espressione indipendente, senza capire che quest’anticamera è il sistema stesso: non c’è niente oltre quella soglia. Ci hanno tolto i diritti senza che ce ne accorgessimo. Inconsapevolmente stiamo interpretando le condizioni del nostro sfruttamento. Subiamo la precarietà nell’attesa di qualcosa di più legittimo ma siamo noi stessi ad alimentare questa grande disattesa.
Perché accettiamo che questi aspetti siano secondari? Perché i lavoratori dell’arte fanno fatica ad identificarsi con le proteste degli altri lavoratori precarizzati?
Riconosciamo la produzione artistica e culturale come produzione comune, ovvero come frutto dell’incontro tra la singolarità e la dimensione sociale, cooperante e collettiva. Riteniamo che questa produzione comune debba essere affermata contro la sua appropriazione privatistica. Gli strumenti di questa ri-appropriazione devono essere nuove forme di reddito e un nuovo welfare. Un welfare che non è assistenzialista, ma che riconosce pienamente il carattere sociale, reticolare, comune dell’atto di creazione.
Dobbiamo riappropriarci dei nostri beni comuni, e dobbiamo saper esprimere questa istanza usando il potere dei linguaggi che possediamo.
Invitiamo tutti i lavoratori dell’arte ad aprire uno spazio di discussione, di azione politica e di espressione artistica, che diventi luogo dove reclamare i diritti ed elaborare un diverso immaginario di produzione culturale.


Firmatari (in ordine alfabetico):


Marcella Anglani

Marco Baravalle

Emanuele Braga

Daria Carmi

Angelo Castucci

Francesca Chiacchio

Vincenzo Chiarandà

Valerio Del Baglivo

Maddalena Fragnito

Cecilia Guida

Francesca Guerisoli

Matteo Lucchetti

Aria Spinelli

Anna Stuart Tovini

Prime sottoscrizioni (in ordine alfabetico):

Carrozzeria Margot

Fuori Dal Vaso

Radical Intention

Rha ze
S.a.L.E.

UnDo.Net

Valle Occupato

Per maggiori informazioni, andare sul sito di Undo.Net ai seguenti link:

Cronistoria di un movimento

Appunti su Milano_Per una nuova politica cittadina

Per le sottoscrizioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

About the Author

Mariacarla Auteri

flauerme1Nata nel 1986 in un paesino sulle colline siciliane, si è trasferita nell'entroterra emiliano per poi approdare nella laguna veneziana. E forse l'onda verticale la porterà ancora più a nord ma per ora vive felicemente tra i canali, i turisti e i piccioni, girando un po' all'università, un po' alla ricerca di nuovi angoli inesplorati della laguna. I colori, i suoni, le atmosfere vive ma più nascoste della città catturano la sua attenzione, chè la sua curiosità è di natura incostante ma vorace come le maree. E il gusto di dipingerle e descriverle è aumentato grazie al piacevolissimo incontro con Giuliana e Silvia.


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