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I Mercoledì con la Venice Design Week: Studio N!03

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I Mercoledì con la Venice Design Week: Studio N!03
Il quinto appuntamento è con N!03, studio con sede a Milano e Torino specializzato nel settore dell'Interaction Design.

Intervista a cura di Benedetta Crippa.

Sappiamo che N!03 è un nome nato dalla volontà di rimarcare una pluralità di approcci, competenze e percorsi. Si tratta, nel vostro caso, addirittura di nove persone che hanno deciso di muoversi insieme dopo l'esperienza a Studio Azzurro.

Che cosa significa progettare all'interno di un gruppo così numeroso e con competenze tanto diverse? É probabilmente una condizione necessaria nel caso del design dell'interazione?

Noi ci muoviamo nel campo della progettazione così detta multimediale o forse, come qualcuno suggerisce, intermediale. Questo tipo di design o progettazione comporta ontologicamente la fusione di linguaggi e mezzi differenti.

Essere in tanti e con competenze diverse è effettivamente una necessità del nostro lavoro. Un aspetto fondamentale che caratterizza il nostro modo di lavorare è il fatto che alle prime fasi di elaborazione di un'idea o concept cerchiamo di collaborare tutti.

Questo permette di avere punti di vista e approcci diversi sul tema da sviluppare. In fase di produzione è fisiologico che ognuno di noi segua più da vicino un singolo aspetto ma sempre sapendo e comprendendo ciò che gli altri stanno facendo.

Se ci paragonassimo al corpo umano potremmo dire che le mani non possono fare ciò che fanno i piedi e viceversa, ma sanno sempre in che relazione si trovano le une rispetto agli altri.

Tornando di nuovo al vostro background, avete detto una volta che Studio Azzurro è caratterizzato da un approccio più “installativo”, mentre voi vi collocate in una dimensione più “progettuale”. Qual è la differenza?


Studio Azzurro ha una vocazione artistica e lo rivendica con convinzione.
Ribadisce il potere evocativo dell'arte capace di creare combinazioni sensoriali e intellettuali che stimolino il nostro sentire disincagliandolo dalla routine.

Nel caso della progettazione di mostre e musei, che è il campo nel quale è intesa questa differenza tra il loro approccio e il nostro, Studio Azzurro privilegia la parte emozionale, espressiva e coinvolgente che dovrebbe stimolare la voglia di approfondimento.

Nel nostro caso la metodologia progettuale è forse più simile a quella insegnata nelle facoltà di architettura. Cerchiamo di trovare un'idea guida che sia la metafora attorno a cui si articola tutto il percorso e poi sviluppiamo una comunicazione fatta su più livelli.

Come se lavorassimo alla stesura di un libro, scriviamo dei titoli, dei sottotitoli e un testo. Con questi elementi il pubblico è in grado di orientarsi e di scegliere come e quanto approfondire un argomento. La cosa importante è che anche i titoli siano in grado di comunicare e tanto più il titolo comunica e seduce (nel senso letterale del termine di attirare e sé) tanto più l'attenzione e la curiosità del pubblico dovrebbero essere stimolate.

Il tentativo è quello di portare il pubblico verso l'approfondimento, ma il pubblico ha comunque il diritto di cogliere un senso e un significato anche ad un primo approccio, non può essere obbligato a vedere tutto per poter capire.

Il design dell'interazione è una disciplina relativamente giovane in Italia, e solo negli ultimi anni sta cominciando a dispiegare il proprio potenziale. Quali difficoltà avete trovato, a livello professionale – se ce ne sono – nell'incontro con la committenza e il mondo lavorativo?

Difficoltà ce ne sono sicuramente. Innanzitutto per il fatto che la disciplina dei lavori pubblici non contempla una figura professionale come la nostra in cui progettazione e realizzazione sono praticamente indivisibili. Questa condizione lascia spesso disorientati i committenti pubblici che non possono affidare la realizzazione di un progetto allo stesso soggetto che lo ha progettato.

Con la committenza poi il problema è spesso quello di essere trattati come se fossimo solo dei tecnici. C'è la tendenza a non capire il valore progettuale del nostro lavoro o a non ascoltare le nostre indicazioni. Può capitare che ci venga richiesto di realizzare qualche cosa che si è visto, in altri casi alcuni committenti arrivano con le loro idee di "allestimento" e di "installazione multimediale".

La nostra caratteristica è però quella di progettare le installazioni a partire dai contenuti e non quella di forzare i contenuti dentro "scatole" prefabbricate. Purtroppo a volte non c'è il rispetto delle professionalità altrui e in alcuni casi è faticoso creare un rapporto dialogico di progettazione con la committenza.

Per noi questo rapporto di reciproca stima e collaborazione è fondamentale essendo la curatela scientifica, che nel nostro caso spesso coincide con la committenza, il soggetto in grado di fornirci i contenuti e di farceli comprendere.

www.designweek.it

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