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I Mercoledì con la Venice Design Week: Lucio Bonafede

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I Mercoledì con la Venice Design Week: Lucio Bonafede
Ph. Venice Design Week

L'ospite del quarto appuntamento de I Mercoledì con la Venice Design Week è Lucio Bonafede, ingegnere e collezionista.

Intervista a cura di Silvia Basso.
1) Il collezionismo è un'attività complessa dalle molteplici sfaccettature. Alcuni collezionisti lasciano ciò che acquistano in magazzino, altri invece creano fondazioni o musei aperti al pubblico, oppure ancora sostengono attività di promozione e di diffusione della cultura, contribuendo a segnare i sentieri del panorama culturale contemporaneo. Lei cosa colleziona? Quali di queste attitudini riconosce come propria e quindi cosa significa per lei essere un collezionista?

Ritengo di essere un collezionista atipico: raccolgo molti oggetti, non solo quelli di design, poiché sono attratto da diversi aspetti dei beni materiali.
Mi interessano alcune categorie di oggetti e fra queste rientrano anche quelli disegnati da piccoli e grandi maestri del design. Nella mia raccolta oggetti importanti sono spesso vicini a pezzi apparentemente meno nobili, ma reputati da me, in maniera assolutamente soggettiva, come interessanti per qualche motivo.

Devo confessare che ho molti "fronti" aperti e la mia atipicità come collezionista deriva dal fatto che non mi interessa la raccolta maniacale di determinate categorie, ma che probabilmente mi avvicino più alla figura del collezionista di fine ottocento che aveva la Wunderkammer (la camera delle meraviglie) nella quale mostrare oggetti in grado di stupire per la loro forma, l'attribuzione e la singolarità.
Questa interpretazione tradotta al giorno d'oggi ed estesa a tutta l'abitazione, può far diventare il singolo arredamento come una sorta di piccolo o grande angolo di paradiso. La mia collezione diventa quindi un'estensione dell'arredo, senza rispondere a logiche di tipo storico o tipologico, e al tempo stesso rende però visibile la mia personalità.
La cosa che mi piace di più tuttavia è poter condividere con i miei amici gli oggetti di cui mi circondo, sia in casa che nel luogo di lavoro.

2) Ogni collezione ha un proprio carattere, frutto di determinate logiche e gusti. Qual è stato il primo tassello della sua collezione e quali sono gli elementi che la guidano nelle scelte che compie?


È difficile individuare l’inizio di una collezione; certamente i primi pezzi raccolti, spesso non individuati inizialmente ma visti solo come “oggetti di design”, sono stati alcune lampade e alcuni pezzi in bakelite. Una volta iniziata la “messa a regime” della mia abitazione ho iniziato ad acquisire oggetti da utilizzare correntemente, prestando tuttavia grande attenzione alla loro forma. Parallelamente a questa strategia che definirei “banale” ho iniziato a concentrare il mio interesse ad una serie di elementi non indispensabili, ma individuati come interessanti e finalizzati a dare un carattere personale all’arredamento.

La ridotta disponibilità di spazio mi ha costretto a trasferire poi una parte di quella che era diventata una raccolta nel mio studio, prestando però grande attenzione al fatto di non fare diventare questo spazio come un espositore sterile di oggetti, ma come invece un luogo dove i singoli pezzi abbiano sia una logica funzionale che estetica e possano, al tempo stesso, diventare fonte di ispirazione per il mio lavoro.

Devo dire che in generale sono attratto da alcune categorie ben definite, come ad esempio i microfoni e le radio, che a mio giudizio ben rappresentano la mia idea di industrial design. Ritengo infine molto interessante il rapporto tra la forma e il materiale, e per questo motivo spesso raccolgo pezzi realizzati con materiali particolari come la bakelite, il vetro e il legno.

3) Ci consiglia alcuni nomi di giovani creativi il cui lavoro merita un'occhiata?

Credo che sia la domanda più difficile a cui rispondere, perché il collezionista di  oggetti di design è secondo me legato soprattutto ai pezzi ormai consolidati e “collaudati”, che sono entrati nell’uso comune o che sono diventati delle icone del design. Esiste una grande differenza tra il collezionista di opere d’arte e quello di oggetti di design; il primo, se ha buon gusto, può individuare degli astri nascenti e quindi acquisire delle opere a buon prezzo, sfidando anche le proprie capacità critiche. Il collezionista di oggetti di design acquista spesso opere più o meno rare, ma risulta forse più distaccato dai pezzi di nuova produzione, a meno che non siano disegnati da autori ben conosciuti.

Non vorrei sembrare troppo cattivo dicendo che spesso i nuovi designers peccano spesso di presunzione, pensando di creare sistematicamente i cosiddetti instant-classic, degli oggetti che, come per magia, diventano subito storicizzati. La mia personale convinzione è che per poter giudicare un oggetto (e non un opera d’arte) sia necessario lasciar passare un po’ di tempo per dare un giudizio critico sereno.

Dobbiamo ricordare che stiamo parlando di industrial design e non di arte… se poi alcuni pezzi possano essere assimilati ad un’opera d’arte, allora siamo su un territorio di confine…
Più che parlare quindi di singoli autori, consiglio di prestare attenzione a quei pezzi spesso non firmati provenienti da Paesi emergenti come l’India, che possono risultare a volte più interessanti e forse più convenienti rispetto a tanti inutili oggetti dal disegno improbabile, esasperati a volte solo per essere più facilmente visibili sugli scaffali dei negozi o nelle pagine pubblicitarie, piuttosto che per il loro “buon disegno” in rapporto alla loro funzione.  Di Philippe Starck c’è ne è uno solo…

www.designweek.it

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